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Riks Il pensiero debole di uno qualunque
I grandi comunicatori
post pubblicato in nazione corsara, il 21 settembre 2011

L'Italia è un Paese di santi, poeti, navigatori ... e soprattutto comunicatori.

Tutti noi, anche se non l'abbiamo vissuta direttamente, siamo stati profondamente colpiti dall'eloquenza del Duce ("... scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente ... la parola d'ordine è una sola, categorica ed impegnativa per tutti ... Vincere!). Folle oceaniche in brodo di giuggiole lo osannavano come un messia, colui che ci avrebbe riportato ai fasti dell'antica Roma (che detto così sembra un comizio di Cetto La Qualunque, ma Albanese non era nato ed era tutto straordinariamente reale, anche troppo ...).

A distanza di meno di una sessantina di anni ci siamo ricascati. Nostalgie mai sopite, manie di grandezza, un pizzico di paura dei comunisti ed una genetica propensione a farci prendere per il culo hanno fatto il miracolo. Siamo di nuovo caduti in trance al cospetto dell'affabulatore di turno.

Quante somiglianze con l'illustre predecessore : amato dalle folle (e dalle donne), statura medio-bassa poco e mal dissimulata, un linguaggio personale, retorico ed iperbolico, abilità sovraumana nel vendere l'impossibile e nel convincere l'italiano medio di vivere nel Paese del Bengodi, promesse ia iosa mai mantenute (e sempre perdonate), propensione patologica all'infedeltà conuigale, qui barattata per suprema virtù e massima espressione del machismo italico (con buona pace della Chiesa, fedele alleata di entrambi, sempre disposta a chiudere più di un occhio su queste questioni).

Differenze poche, il predellino al posto del balcone di Palazzo Venezia, uno calvo e l'altro pure (però nel frattempo hanno inventato i trapianti).

Di sicuro quello che ci ha sempre ammaliato è la loro grande comunicatività. Abili con le parole, molto meno con i fatti (il "non metterò le mani nelle tasche degli Italiani" ha quasi preso il posto dello "spezzeremo le reni alla Grecia" nella top ten delle cazzate raccontate e credute dagli italiani).

Com'è finita per il primo lo sappiamo (e sappiamo anche com'è stata dura ricominciare dopo la sbornia del ventennio ...). come finirà con il secondo abbiamo il privilegio di poterlo scoprire in diretta. Sul come sarà il risveglio dalla seonda ciucca collettiva lo possiamo solo immaginare, per ora.

Per il momento risulta evidente quanto l'incontinenza comunicativa stia portando all'autodistruzione colui che la paratica (mentre l'abbronzatura di Obama aveva suscitato qualche risolino a denti stretti, con "culona inchiavabile" siamo arrivati ad un soffio dall'incidente diplomatico).

La riflessione finale che si impone (anche se non siamo ancora al capolinea purtroppo) riguarda la straordinaria propensione degli italiani, con cadenza di 60/70 anni, ad essere affetti da una sindrome che si può definire da "Paese dei Balocchi", con annesso Mangiafuoco di turno. E' una propensione che si fa fatica a ritrovare nella maggior parte degli altri Paesi europei, probabilmente più frequente in America Latina, una malattia che rende difficile guardare al futuro con serenità.

Tutto questo ci fa capire alcune cose: ai nostri figli, prima dell'aritmetica, sarebbe meglio insegnare a ragionare, la storia e sempre maestra e l'indifferenza è la peggior qualità che il cittadino di una società moderna può avere. Cito Gaber e concludo : "La Libertà non è stare sopra un albero, la Libertà è partecipazione".




permalink | inviato da riks66 il 21/9/2011 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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